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Credenze
popolari |
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Il Vesuvio
Anche il Vesuvio era
considerato mitologico. Esso veniva considerato
un orrendo mostro a due teste una di leone e l'altra di
capra con la coda terminante con la testa di serpente:
la Chimera. Vi sono monete antiche che riprendono
Bellerofonte, una mitica divinità marina che simboleggia
le piogge torrenziali, mentre in groppa al suo cavallo
alato uccide il mostro fiammeggiante. Questa leggenda è
strettamente legata a quella che attribuivano le
convulsioni delle zone campane al fatto che
qui
vi fossero stati confinati i giganti abbattuti
dall'Olimpo che vomitando fuoco e fiamme si contorcevano
dando origine ai fenomeni vulcanici. Virgilio, sapendo
che il più terribile di tutti fosse il Vesevo, posizionò
a Napoli una statua con l'arco teso in direzione del
vulcano per tenerlo buono. Tutti i poeti dell'antichità
hanno espresso le loro considerazioni su questo monte
che veniva considerato il più temibile. Nei suoi antri,
la valle dell'inferno, infatti vi era la sede delle
fucine di Vulcano, ciò che di più pauroso la mente possa
immaginare, nelle caverne invece dimoravano i Ciclopi.
Esso era considerato la sede del culto di Plutone, cioè
il monte dei diavoli. La leggenda che vede il Vesuvio
come luogo di dannazione si perpetua nel tempo fino
all'ottocento quando parecchi visitatori descrivono il
monte come un luogo che ricorda l'inferno, dandone una
immagine che evoca terrore. |
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Ercole
Ritenuto
il fondatore di Ercolano, Eracle ( Ercole), chiamato
nella divinità italica Hercules, era un uomo che per i
suoi meriti riuscì a diventare un dio. Ercole viene
considerato un nume benefico, protettore dei buoni
agricoltori a cui assicura un buon raccolto e abbondanza
di bestiame. A Roma si usava sacrificare in suo onore un
toro o una giovenca, seguendo il mito ellenico, il 12 di
agosto. Il suo culto era molto diffuso anche in Campania
come testimoniano i numerosi resti di templi a lui
dedicati, o le varie strade che portavano il suo nome
come l'antica via Herculea (oggi provinciale di
Miliscola) tra Pozzuoli e Bacoli di cui si fa menzione
in una iscrizione di Traiano dedicata alla ricostruzione
dell'antica Pozzuoli (Puteoli). Un tempio in onore di
Ercole sorgeva nel Foro Triangolare di Pompei e
sull'isolotto di Rovigliano (Petra Herculis) tra Torre
Annunziata e Castellammare di Stabia, sono stati
ritrovati i resti di un tempio grandioso dedicato a
questo mitico eroe. Il villaggio di Bacoli (Bauli o
Boalia) avrebbe preso il nome proprio da un episodio che
vedeva protagonista Ercole. Bacoli
infatti deriverebbe da bauli che significa buoi, in
riferimento ai buoi di Gerione che Ercole aveva portato
con sè nel suo viaggio di ritorno dall'isola di Erizia.
Ad Ercolano il dio fu oggetto di culto ma talvolta anche
di beffe, deriso come fu in una statua che lo riprendeva
in stato di ubriachezza mentre tentava di orinare. Dagli
scavi dell'antico sito sono stati estratti vari dipinti
che loro prendevano mentre strangolava i serpenti, o
combatteva contro i leoni, Ercole insieme ad Euristeo
oppure col figlioletto Telefo o semplicemente mentre
libava tra Mercurio e Bacco. In Grecia il culto di
Eracle era ancora più diffuso ed in suo onore di Ercole,
si tenevano delle feste che venivano chiamate Eraclee.
con lo stesso termine si definivano anche delle poesie
epiche che narravano le gesta dell'eroe divino. |
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