Archivi per la categoria ‘Storia di Pompei’

Pompei Mese Mariano la Supplica

Pompei Mese Mariano la Supplica



Madonna di Pompei

Madonna di Pompei

Quest’anno  l’iniziativa della marcia nasce nel quadro generale dell’Anno Santo della Misericordia. Da Napoli, alle 13.00, dopo la benedizione, i pellegrini partecipanti alla marcia si muoveranno diretti verso il centro città vesuviano. La partenza è fissata presso la Basilica “Santa Maria del Carmine Maggiore”, per proseguire, poi, verso Portici, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata.

La marcia di fede, nata negli anni ’60 ad opera dei giovani dell’Azione Cattolica di Napoli, è oggi un evento molto atteso dai fedeli del capoluogo partenopeo e di altre diocesi campane. Decine di migliaia di pellegrini, tra cui moltissimi giovani, si metteranno in marcia per raggiungere la città mariana, dove ad attenderli ci sarà la Vergine del Rosario, alla quale ognuno affiderà nuovamente se stesso e i propri cari.

tra il 27 e il 28 maggio partiranno in marcia verso Pompei anche fedeli della diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia. La loro partenza è fissata, da Sorrento, alle 22.30 di venerdì 27 maggio, presso la parrocchia “Santa Lucia”. I pellegrini attraverseranno, quindi Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Vico Equense. Parallelamente si muoveranno altri da Pimonte, Lettere, Casola e Gragnano. Punto d’incontro delle tre processioni sarà l’incrocio tra Viale Europa e Via Tavernola di Castellammare di Stabia. Alle 4.00 di mattina è prevista la ripartenza insieme all’autocappella con l’Immagine della Vergine di Pompei. Giunti nella città mariana sarà celebrata, alle 6.30, la Santa Messa dall’ Arcivescovo Francesco Alfano, nel Piazzale San Giovanni XXIII del Santuario. Marceranno a piedi, verso Pompei nell’ultimo sabato del mese mariano anche i fedeli di Angri, Sarno, Pagani , Frignano, Caivano, Calvizzano e Somma Vesuviana. Altra iniziativa riguarda le Opere di Carità che giovedì (26 maggio) salperanno a bordo della “Nave del Cuore” alle ore 15.00 capitanati da Fratello  Filippo Rizzo, direttore del Centro di Accoglienza Oratoriale Semiresidenziale “Bartolo Longo”.

Nel frattempo, giovedì 26 maggio, gli ospiti di tutte le opere di carità del Santuario salperanno a bordo della “Nave del Cuore”. Alle 15.00, assieme a Fratel Filippo Rizzo, direttore del Centro di Accoglienza Oratoriale Semiresidenziale “Bartolo Longo” e organizzatore dell’iniziativa, si ritroveranno presso la Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia (Na), da dove raggiungeranno la città di Sorrento. Nel breve viaggio della solidarietà, li accompagnerà anche l’Arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo. Ad attenderli, invece, ci sarà monsignor Francesco Alfano, Arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia.

Pompei Mese Mariano la Supplica

 

 

Scavi di Pompei aperta e arredata la Villa Imperiale come 2000 anni fa

Scavi di Pompei aperta e arredata la Villa Imperiale come 2000 anni fa.


Villa-Imperiale-Pompei

Villa-Imperiale-Pompei

La Soprintendenza speciale per Pompei informa che la Villa ha riaperto al pubblico e lo fa in un modo del tutto esclusivo: tutti gli arredi di quei tempi sono stati ripristinati nelle sale, come se nulla fosse cambiato, permettendo al pubblico di rivivere quel lussuoso contesto. È possibile visitarla ogni giorno.

Gli ambienti raccontano come viveva una famiglia di lusso, attraverso la ricostruzione di ambienti domestici: la grande sala da pranzo, il triclinio, con morbidi triclini rivestiti di seta verde da dove assaporare la vista del giardino rigoglioso; tavolini e consolle per appoggiare le preziose stoviglie in ceramica; la stanza da letto del proprietario con bracieri e lucerne in bronzo.

La Villa fu costruita nell’ultimo decennio del I secolo a.c., danneggiata gravemente da un terremoto e. poi, ristrutturata. In epoca borbonica venne esplorata prima di essere nuovamente sepolta. Solo nel 1943 emerse alla luce, grazie ai bombardamenti che colpirono l‘Antiquarium che sorgeva al di sopra.

pompei-Villa-Imperiale

pompei-Villa-Imperiale

La Villa è, inoltre, dimora di caratteristici affreschi restaurati, i quali raffigurano il mito di Arianna, di Teseo e il Minotauro, il volo di Dedalo e la caduta di Icaro. Un viaggio nel tempo, dunque, pensando che la Storia sia un racconto mai avvenuto.appoggiare le preziose stoviglie in ceramica; la stanza da letto del proprietario con bracieri e lucerne in bronzo.

Scavi di Pompei aperta e arredata la Villa Imperiale come 2000 anni fa.

 

 

Alberto Angela ha Finanziato un Affresco a Pompei



Alberto Angela ha Finanziato un Affresco a Pompei

Alberto Angela a Pompei

Alberto Angela a Pompei

il figlio del noto Piero Angela, presentatore del famoso programma televisivo Super Quark. Lo scorso 24 agosto è stato presentato l’affresco pompeiano rinominato l’ “Adone ferito”, che ritrae il bell’Adone ferito da un cinghiale inviatogli da un geloso Ares, morendo così tra le braccia della sua amata Afrodite.  L’affresco è restaurato grazie al ricavato del suo libro “I tre giorni di Pompei”.

Durante la conferenza di Alberto Angela ha annunciato la conclusione dei lavori di restauro dell’affresco dell’Adone Ferito dell’omonima casa in via di Mercurio. L’annuncio è stato dato da Angela perché una parte del ricavato delle vendite dell’opera del giornalista ha permesso il restauro dell’affresco raffigurante l’Adone morente tra le braccia di Afrodite.

«Chi visita Pompei ha la possibilità di immergersi letteralmente nel mondo romano – dice Angela – Tant’è che molto di ciò che gli storici sanno della Roma antica viene proprio da lì. Nemmeno la stessa capitale è così. La subitaneità e la violenza dell’eruzione hanno cristallizzato attimi di vita quotidiana. Ciò ne fa, secondo me, il sito archeologico più bello e particolare del mondo. L’unico, tra i tanti che ho visitato, in cui si percepisce ancora il calore della vita».

 Il Comune di Pompei (Napoli) ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria ad Alberto Angela. A renderlo noto è l’assessore alla cultura e vicesindaco della città degli scavi, Pietro Orsineri.

Ad Angela, paleontologo e divulgatore scientifico, scrittore, giornalista, appassionato di archeologia e storia romana, curatore di alcune trasmissioni dedicate a Pompei, intende conferire anche il titolo di «ambasciatore nel mondo».

 «Il suo volto e il suono nome è già legato alla città di Pompei – sottolinea Orsineri – ma riteniamo opportuno ufficializzare questo legame anche con un atto formale». Il conferimento avverrà, annuncia ancora l’amministrazione comunale, durante il premio Amedeo Maiuri.

Alberto Angela ha Finanziato un Affresco a Pompei

 

 

Scavi di Pompei ed Ercolano aperti di notte 2 €


Aperti di Notte !!!

Scavi di Pompei ed Ercolano aperti di notte. Il biglietto costerà 2 euro

Agli Scavi di Pompei ed Ercolano tutti i sabato sera dal 7 maggio al 1 ottobre, dalle ore 20 alle 23 (ultimo ingresso ore 22) sarà possibile visitare i siti archeologici al solo costo di € 2.
Il percorso al chiaro di luna pompeiano inizierà presso Porta Marina proseguendo lungo il vialetto antistante all’Antiquarium. Dopo una sosta, durante la quale potete assistere a una proiezione sulle mura cittadine, continuerete visitando la Villa Imperiale, l’Antiquarium e il “Visitor Center”. Successivamente proseguirete lungo il Viale delle Ginestra fino ai Teatri dove sarà proiettato un filmato.

Scavi di Ercolano Aperti di Notte. Sono in programma visite guidate a cura delle guide del Gruppo archeologico vesuviano, che accompagneranno il visitatore alla scoperta dei reperti marinari dell’area conservati nel Padiglione della Barca, dove è anche esposta l’imbarcazione ritrovata sulla spiaggia antica di Ercolano. Da qui si raggiungerà l’area dei Fornici, sfortunato ricovero per i circa 300 fuggiaschi che qui vi trovarono la morte e da dove è possibile osservare la linea dell’antica costa. La visita si conclude sulla terrazza di Nonio Balbio, un tempo affaccio privilegiato sul mare.
Non è prevista prenotazione per gli accessi e le visite.

 

 

La Notte dei Musei: Scavi di Pompei Gratis

Scavi di Pompei 19 Maggio

Scavi di Pompei Gratis il 19 Maggio

L’iniziativa parte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, evento di respiro europeo che dalle 20.00 alle 2.00 apre gratuitamente le porte di musei ed aree archeologiche permettendo un’emozionante ed insolita fruizione del patrimonio artistico italiano per tutti coloro che non riescono a farlo nei consueti orari di visita.
Agli Scavi di Pompei e’ stata gia’ prenotata in massa ed ora la visita e’ riservata esclusivamente a coloro che hanno gia’ effettuato la prenotazione. Lo stesso vale per i Tour negli scavi Oplonti ed Ercolano il 19 maggio.
Sara’ possibile invece accedere, senza prenotazione dalle ore 20,30 alle 1.30, al Padiglione della Barca degli Scavi di Ercolano dove e’ esposta la celebre imbarcazione rinvenuta nel 1982 sull’antica spiaggia, assieme ad una ricca serie di reperti collegati al mare e alle attivita’ marinare della citta’. Ingresso da Corso Resina





La casa “domus” di Giulio Polibio


Casa di Polibio Triclinio

Visita ’multimediale’ alla splendida domus di Giulio Polibio è la nuova offerta che si inserisce nel programma ’PompeiViva’
avviato dal Commissario delegato per l’emergenza e dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Ad accogliere i visitatori è l’ologramma di Giulio Polibio, le cui sembianze sono state ricostruite grazie allo studio dei calchi.
L’impianto della casa, su Via dell’Abbondanza, risale al III secolo: l’atrio conserva i resti della decorazione pittorica sulla parte alta delle pareti risalente al II secolo e quella inferiore al I secolo, la decorazione dei pavimenti di marmo testimonia l’agiatezza dei proprietari. Visitabile anche il quartiere della servitù e la cucina sul cui bancone destinato alla cottura sono state ritrovate stoviglie in terracotta. Oltre alla voce narrante di Polibio il visitatore sarà accompagnato da una istallazione sonora in cinque aree.
Nell’atrio si ascolteranno i suoni della strada, ma anche i rumori dei lavori di ristrutturazione che si svolgevano nella casa al momento dell’eruzione. In cucina, i suoni del vasellame, di un mortaio, del fuoco acceso, di una piccola macina; mentre nell’impluvium si svilupperanno suoni e rumori di giochi d’acqua e d’aria. Nel peristilio si potranno ascoltare i suoni della natura, gli uccelli e il rumore del vento.
Nell’ultima stanza, dove gli scavi portarono alla luce le vittime si materializzerà l’immagine di una donna in attesa di un bambino, che ricorda la giovane madre ritrovata che potrebbe essere la figlia del proprietario (le retroproiezioni sono state realizzate da PFM multimedia, il percorso sonoro “Opera regio IX” è un progetto di Claudio Rodolfo Salerno presidente dell’Istituto per la Diffusione di Scienze Naturali) .
Negli ambienti più importanti della casa sono state collocate copie di oggetti ma anche armadi, tavoli e triclini. Lungo il percorso viene infine proposta anche la ricostruzione virtuale in 3d della casa a cura di Altair4 Multimedia.

Domus di Giulio Polibio
Visita multimediale
Dal lunedì alla domenica
Ore 10.00 italiano
Ore 12.00 italiano
Ore 14.00 inglese
Ore 16.00 italiano
Ore 18.00 italiano

Partecipazione gratuita – prenotazione obbligatoria
Dal lunedì al venerdì ore 9.00 -18.00
sabato ore 9.00- 14.00







Plinio beveva il Piedirosso Pompeiano


piedirosso_pompeiano

Piedirosso Pompeiano

il Piedirosso ha origini piuttosto incerte, sebbene alcuni ritengano che corrisponda al “Colombina” menzionato da Plinio. Localmente viene denominato “Pér e palummo”, il cui nome deriva dal colore che il trancio assume poco prima del periodo della vendemmia, rosso come quello del “piede” del colombo. Il Piedirosso Pompeiano è un vino dal gusto armonico e corposo, ottenuto con uve Piedirosso coltivate sui declivi del Vesuvio. Di colore rosso rubino e profumo intenso e fruttato, ha un sapore che ricorda frutti rossi maturi e prugna, con lievi sentori di tabacco, caffè e spezie.

————————————————-

Classificazione: IGT rosso
Uvaggio: Piedirosso 100%
Caratteristiche del terreno: vulcanico
Sistema di allevamento: spalliera
Epoca di vendemmia: prima metà di Ottobre
Produzione per ettaro: 80 quintali
Vinificazione: pigiatura soffice, macerazione a temperatura controllata.
Grado alcoolico: 12,5%
Temperatura di servizio: 18°C
Abbinamenti consigliati con il Piedirosso pompeiano I.G.T.: è ideale per accompagnare piatti forti, carni rosse e formaggi stagionati.







Il Natale a Pompei di 2000 anni fa


IN QUESTO PERIODO SI CELEBRAVANO I SATURNALI

Il Natale così come lo festeggiamo noi, ricordando la venuta di Cristo sulla terra, ha evidentemente origini cristiane.
Anche nell’antica Roma, però, questo periodo dell’anno segnava  festeggiamenti legati a culti diversi. I Saturnali erano dedicati al dio Saturno e si tenevano dal 17 al 24 dicembre;  si trattava di una delle più importanti feste dell’antica Roma, caratterizzata da un’alta componente ludica e
dall’inversione dei ruoli sociali tra schiavi e padroni.
Questa festività nasce dagli antichi riti per la celebrazione del solstizio invernale, come quasi tutte le feste del mese di dicembre e dell’inizio di gennaio:
durante queste celebrazioni veniva commemorato il Sole vecchio che muore (dal 17 al 23 dicembre) e rinasce come Sole fanciullo (il 25 dicembre, Dies Natalis Solis Invicti).
Sono sopravvissute fino ai giorni nostri molte di quelle usanze tipiche dei Saturnali.
Gli antichi pompeiani, ad esempio, ritenevano alcune piante di buon auspicio e per questo le coltivavano davanti casa o le usavano per alcuni riti.
Erano ritenute augurali le piante i cui frutti producono molti semi o che hanno le foglie appuntite.
La pigna, la melagrana, il fico e l’uva per questo erano considerati simbolo di abbondanza: a Pompei sono raffigurati negli affreschi e ne sono stati trovati numerosi reperti.
L’abete, l’agrifoglio e il pungitopo hanno foglie appuntite: gli antichi ritenevano che sulle punte si scaricassero gli influssi negativi e per questo erano conservate fino ai nostri giorni:
così come allora a Capodanno mangiamo pinoli, melegrane, fichi secchi, uva passa e datteri e decoriamo le nostre case con l’abete, l’agrifoglio e il vischio.
L’uva passa, realizzata seccando al sole gli acini dell’uva da tavola, viene ancora oggi mangiata per buon augurio.
L’abete era un albero molto diffuso sul Vesuvio e sui Monti Lattari: nel mondo antico con i suoi rami si decoravano le case a Capodanno.
Alcuni dolci dell’epoca, infine, erano molto simili ai nostri: i mostaccioli (che allora si preparavano con ricotta, strutto e mosto, da cui il nome) e i globuli, palline di farina fritte e condite con miele, avi degli odierni “struffoli”.

Il Natale così come lo festeggiamo noi, ricordando la venuta di Cristo sulla terra, ha evidentemente originicristiane. Anche nell’antica Roma, però, questo periodo dell’anno segnava festeggiamenti legati aculti diversi.

I Saturnali erano dedicati al dio Saturno e si tenevano dal 17 al 24 dicembre; si trattavadi una delle più importanti feste dell’antica Roma, caratterizzata da un’alta componente ludica edall’inversione dei ruoli sociali tra schiavi e padroni.Questa festività nasce dagli antichi riti per la celebrazione del solstizio invernale, come quasi tutte lefeste del mese di dicembre e dell’inizio di gennaio:
durante queste celebrazioni veniva commemorato
il Sole vecchio che muore (dal 17 al 23 dicembre)e rinasce come Sole fanciullo (il 25 dicembre, Dies Natalis Solis Invicti).
Sono sopravvissute fino ai giorni nostri molte di quelle usanze tipiche dei Saturnali.
Gli antichi pompeiani, ad esempio, ritenevano alcune piante di buon auspicio e per questo le coltivavano davanti casa o le usavano per alcuni riti.
Erano ritenute augurali le piante i cui frutti producono molti semi o che hanno le foglie appuntite.
La pigna, la melagrana, il fico e l’uva per questo erano considerati simbolo di abbondanza: a Pompei sono raffigurati negli affreschi e ne sono stati trovati numerosi reperti.
L’abete, l’agrifoglio e il pungitopo hanno foglie appuntite: gli antichi ritenevano che sulle punte si scaricassero gli influssi negativi e per questo erano conservate fino ai nostri giorni:così come allora a Capodanno mangiamo pinoli, melegrane, fichi secchi, uva passa e datteri e decoriamo le nostre case con l’abete, l’agrifoglio e il vischio.
L’uva passa, realizzata seccando al sole gli acini dell’uva da tavola, viene ancora oggi mangiata per buon augurio.
L’abete era un albero molto diffuso sul Vesuvio e sui Monti Lattari: nel mondo antico con i suoi rami si decoravano le case a Capodanno.

Alcuni dolci dell’epoca, infine, erano molto simili ai nostri: i mostaccioli (che allora si preparavano con ricotta, strutto e mosto, da cui il nome) e i globuli, palline di farina fritte e condite con miele, avi degli odierni “struffoli”.

struffoli








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