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Recenti studi, hanno dimostrato che gli antichi abitanti
di Pompei solevano fare uso di erbe e spezie per la
conservazione del cibo. Altri metodi di conservazione
venivano utilizzati per conservare frutti di vario tipo,
immergendoli nel miele che aveva un'azione isolante e
protettiva per ciliege, fichi e uva. Per gli alimenti
salati, quali formaggi e carni il metodo di
conservazione risultava molto più difficile. Spesso
venivano usati grassi animali per proteggere alcuni tipi
di formaggio di capra.
Una delizia per
il palato dei pompeiani era una salsa di pesce molto
concentrata e dal sapore aspro. Si preparava con le interiora
delle sardine, che venivano mescolare con pezzi di pesce
sminuzzati, uova di pesce e uova di gallina. Il miscuglio,
pestato e mescolato a lungo, veniva lasciato al sole o in un
locale riscaldato e poi nuovamente pestato per trasformarlo in
una poltiglia omogenea. Dopo sei settimane di fermentazione,
il prodotto ottenuto, detto
liquamen, veniva posato in un cesto dal
fondo bucato. Così, mentre un residuo, considerato
commestibile e noto col nome di
hallec o
faex, colava
dal cesto, vi rimaneva il prodotto finito detto
garum dal nome
greco gáron, specie di pesce usato dagli orientali per questa
salsa. Esisteva comunque un gran numero di salse di pesce
diverse. Le migliori erano il garum excellens e il gari flos
flos, estratte dalla ventresca del tonno, dallo sgombro e
dalla murena (flos murae). L'hallec, ritenuta la salsa dei
poveri, si preparava anche con le acciughe. Il garum veniva a
volte allungato con acqua o aromatizzato con erbe, forse a
motivo del suo cattivo odore. La salsa era anche un
ingrediente importante nella preparazione delle polpette
pompeiane a base di carne di maiale e pan bagnato nel vino
cotto misto a garum. Le polpette si cuocevano infine in vino
cotto insieme a foglie d'alloro.
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